Introduzione sezioneStrategia di Lisbona

Strategia di Lisbona

Il 23 e 24 marzo 2000, i capi di stato e di governo dei quindici Stati Membri dell’Unione, riuniti in sessione straordinaria a Lisbona, varano la Strategia di Lisbona (Lisbona I). La Strategia è finalizzata a creare i presupposti affinché l’economia europea possa diventare, entro il 2010, l’area più competitiva del mondo, sostenendo l’occupazione, le riforme economiche e la coesione sociale, nel contesto di una “nuova economia” basata sulla conoscenza e sull’investimento in capitale umano. Gli obiettivi da raggiungere nell’arco di dieci anni sono un tasso di occupazione medio europeo pari al 70 per cento; un tasso di occupazione femminile pari al 60 per cento; un rapporto tra spesa per investimenti in ricerca e sviluppo della UE nel suo complesso e PIL non inferiore al 3 per cento.
Per conseguire gli obiettivi, il piano varato dal Consiglio europeo straordinario del marzo 2000 indica un cammino di riforme e di adempimenti da perseguire in numerosi campi entro tempi prestabiliti: ad esempio, la riduzione dei costi dell’accesso a internet entro la fine del 2000; la disponibilità di internet e degli strumenti multimediali in tutte le scuole d’Europa entro il 2001; la creazione di una spazio per la ricerca e l’innovazione; la rimozione degli ostacoli alla mobilità dei ricercatori in Europa; la creazione, entro il 2001, del brevetto europeo; la predisposizione della Carta Europea per le piccole imprese; il completamento dell’integrazione dei mercati finanziari entro il 2005 e la riduzione degli aiuti di stato.

Nel 2005, a metà del percorso concordato a Lisbona, si rileva un sostanziale fallimento della strategia europea per lo sviluppo varata nel 2000. I capi di Stato e di governo dell'Unione europea, il 22 e 23 marzo 2005, decidono, quindi, di rilanciare la Strategia di Lisbona (Lisbona II) centrandola su due obiettivi cardine: la crescita economica e l'occupazione (New strategy for growth and jobs). La novità più rilevante della nuova Strategia di Lisbona risiede nel tentativo di costituire un approccio integrato nel processo di coordinamento della politica economica ed occupazionale a livello europeo e nazionale che implica l’introduzione di nuovi strumenti di programmazione: le “Linee guida integrate”, che indicano gli obiettivi generali stabiliti a livello europeo, e i Programmi nazionali di riforma (PNR), che indicano gli obiettivi a livello dei singoli stati.

Per quanto riguarda l’attuazione della Strategia in Italia, nella fase di transizione da Lisbona I a Lisbona II, lo schema di gestione del processo viene gestito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Politiche Comunitarie, con la collaborazione delle altre Amministrazioni ed il coinvolgimento della Conferenza delle Regioni. Nel 2006 lo schema di governance è rafforzato: il compito di indirizzo politico sulla Strategia è assunto dal Comitato Interministeriale per gli Affari Comunitari Europei (CIACE), istituito con la legge n. 11 del 4 febbraio 2005 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il CIACE si avvale di un Comitato tecnico permanente istituito presso il suddetto Dipartimento.

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