Introduzione sezioneLa manutenzione delle infrastrutture tra le priorità del G20

La manutenzione delle infrastrutture tra le priorità del G20

Seppur in buona parte ignorato dai media, l’incontro dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali del G20 a Venezia ha raggiunto, tra gli altri, un risultato molto significativo: l’approvazione della “Agenda G20 sulle politiche di manutenzione delle infrastrutture”. Per quanto vitale, purtroppo, la manutenzione delle infrastrutture viene tendenzialmente dimenticata quando funziona bene, mentre ritorna prepotentemente alla ribalta quando capitano guasti o disastri. In questo senso, la Presidenza Italiana G20 ha aperto un filone innovativo includendo la manutenzione delle infrastrutture tra le priorità per il G20 2021, anche perché questo tema poteva apparire “troppo tecnico” per occupare un posto nell’agenda dei Ministeri delle Finanze e delle Banche Centrali. In realtà, la “G20 Policy Agenda on Infrastructure Maintenance” abbraccia l’idea che la manutenzione vada oltre “l’ampia gamma di attività volte a mantenere l’infrastruttura/beni in condizioni funzionali”. In sintesi, l’Agenda invita ad un cambio di prospettiva: considerare la spesa per la manutenzione delle infrastrutture non solo come il costo della conservazione in buono stato delle strutture, ma piuttosto come un investimento che può assicurare importanti benefici sia nel breve che nel lungo periodo.

 

La manutenzione come leva per far crescere benessere e prosperità

Il rapporto del Gruppo Banca Mondiale “Well Maintained: Economic Benefits from more Reliable and Resilient Infrastructure”, documenta in modo efficace come una manutenzione tempestiva e di qualità sia in grado di accrescere la prosperità, favorendo crescita e benessere delle persone, delle imprese e dei sistemi economici nel loro complesso. Stimando i costi diretti imposti alle imprese, in paesi a medio-basso reddito, le perdite di fatturato dovute all’interruzione di corrente ammontano a 82 miliardi di dollari l’anno; il malfunzionamento delle infrastrutture di approvvigionamento idrico gravano per circa 6 miliardi di dollari l’anno; mentre i costi per interruzione o inagibilità dei trasporti dovuti ammontano a circa 107 miliardi di dollari l’anno. Tali stime escludono i costi indiretti, come la perdita di competitività e la ridotta capacità di attrarre investimenti. Sebbene distinguere e misurare l’impatto di molteplici cause di malfunzionamento (disastri naturali, obsolescenza, cattiva gestione, ecc.) rimane una sfida, emergono evidenze che investire in una maggiore resilienza delle infrastrutture sia efficace in termini di costi/benefici. Una delle analisi riportate stima che per ogni dollaro speso per rendere le infrastrutture esposte più resilienti, vi è un ritorno maggiore di 1 dollaro (con benefici crescenti se lo scenario include i danni del cambio climatico).

 

La manutenzione delle infrastrutture è una condizione necessaria alla loro resilienza

Il report OECD “Building Resilience - New Strategies for Strengthening Infrastructure Resilience and Maintenance”, illustra invece come i sistemi di infrastrutture siano sempre più esposti ad una molteplicità di sfide vecchie e nuove. Gli eventi metereologici estremi che si verificano con maggiore frequenza sono una preoccupazione crescente (nubifragi, inondazioni, terremoti e altre calamità naturali sono responsabili per una quota dal 10 al 70 percento di tutte le interruzioni, a seconda del paese e del settore), ma vanno affrontate anche la negligenza nella manutenzione passata, la mancanza di preparazione al rischio, o l’inadeguatezza di strutture desuete sottoposte allo stress di volumi di utilizzo molto accresciuti. Inoltre, differenti modelli di domanda e catene di approvvigionamento a crescente complessità stanno rendendo i sistemi infrastrutturali sempre più interdipendenti (e.g. la digitalizzazione e la de-carbonizzazione stanno aumentando la dipendenza dall’economia delle reti di telecomunicazione e di elettricità).

 

Varie iniziative promettenti sono in corso

Insieme alla già menzionata agenda di politiche e ai due rapporti annessi, i membri del G20 e i paesi osservatori, hanno raccolto e condiviso varie iniziative concrete in cui hanno ottenuto benefici a livello progettuale (efficienza in termini di costi, prolungamento della vita dell’opera), o impatti positivi sull’ambiente e sul sistema economico nel suo complesso.

 

Qui sotto alcuni dei 45 casi di studio illustrati nell’“Annex of Infrastructure Maintenance Case Studies”:

  • Con il Seoul Infrastructure Next 100-Year Project, il governo della metropoli coreana ha elaborato un piano che combina un costante monitoraggio, tecnologie avanzate e un piano d’investimento a medio/lungo termine per ridurre i costi di manutenzione lungo il ciclo di vita delle strutture ed estenderne la durata in sicurezza.
  • Avviata in Giappone nel 2013, la National Strategy for Life Extension of Infrastructure adotta soluzioni di manutenzione innovative applicate a infrastrutture esistenti, quali strade, gallerie, strutture di gestione dei corsi d’acqua. I benefici includono maggiore durata, efficienza, sicurezza e resilienza.
  • In Turchia, attraverso il progetto the Istanbul Seismic Risk Mitigation and Emergency Preparedness (ISMEP) Project, sono stati ristrutturati o ricostruiti 1400 edifici pubblici (strutture sanitarie, edifici educativi, edifici pubblici ecc.) per renderli più resilienti a disastri;
  • Con la recente iniziativa lanciata Energy Efficient School Maintenance Systems la Russia punta a ottenere fino al 70% di riduzione del consumo energetico nel funzionamento dell’illuminazione e del riscaldamento delle scuole, grazie a varie misure come sensori dipendenti dal meteo, e la digitalizzazione e automazione dei sistemi ingegneristici.
  • Nei Paesi Bassi, l’iniziativa di Procurement of Innovative Circular and Modular Bridges documenta l’impegno del paese nella riduzione delle emissioni di CO2 e nell’utilizzo efficiente dei materiali. Un’iniziativa mirata alla sostenibilità nei trasporti - anche attraverso la formazione e la promozione dell’innovazione delle piccole imprese.

 

Genova, simbolo di una mobilitazione italiana per dare priorità alla manutenzione

In Italia, la progressiva obsolescenza delle esistenti infrastrutture del Paese, unita alla sua particolare complessità morfologica e vulnerabilità a vari disastri naturali, hanno stimolato diversi recenti interventi volti a migliorare la sicurezza e la qualità del sistema infrastrutturale nazionale. Il tragico crollo del ponte Morandi, che colpì Genova nel 2018, ha dato ulteriore impeto alla mobilitazione del nostro paese a tutti i livelli. La ricostruzione dello stesso ponte (ora) “San Giorgio” rappresenta la determinazione del Paese a prendersi migliore cura del patrimonio infrastrutturale. Esso non solo è stato ricostruito a tempo di record (anche grazie al coinvolgimento della stessa cittadinanza), ma è stato disegnato adottando le tecnologie più avanzate per aumentarne la resilienza, la sostenibilità e l’efficienza in termini di costi di funzionamento e manutenzione.

 

Per questo motivo è particolarmente significativo che Genova ospiterà il sesto ed ultimo incontro – sotto Presidenza Italiana – del G20 Infrastructure Working Group (IWG), unitamente ad una G20 High-Level Conference on Local Infrastructure Investment che si terrà il 27 settembre. La conferenza, che sarà aperta dal Ministro delle Finanze, Daniele Franco, sarà un’opportunità per ascoltare i rappresentanti di amministrazioni locali (sindaci e governatori) e di altre organizzazioni che supportano gli investimenti infrastrutturali a livello locale. Un’altra novità G20 inaugurata dalla Presidenza Italiana attraverso un ciclo di incontri che ha riconosciuto (invitandoli nei dibattiti) il ruolo cruciale degli enti locali e sub-nazionali nella pianificazione, nel finanziamento, nella gestione e nella manutenzione delle infrastrutture di qualità.

 

Come rendere prioritaria e sistematica l’attenzione alla manutenzione?

Sotto la Presidenza italiana G20, il gruppo di lavoro sulle infrastrutture ha compiuto uno sforzo notevole per spiegare perché e documentare come l’attribuzione di priorità (e risorse adeguate) alla manutenzione dell'infrastruttura arrechi benefici significativi a breve e lungo termine. Di seguito sono sottolineate tre raccomandazioni:

  • Abbracciare una visione di lungo termine. Il dibattito incentrato sulla manutenzione cosi come la maggior parte dei casi si studio analizzati suggerisce la necessità di un approccio lungimirante alla progettazione e alla manutenzione delle infrastrutture che possa soddisfare le esigenze odierne e, al contempo, preservare le risorse naturali del pianeta e anche per le generazioni future.
  • Cambiare la percezione della manutenzione. Nessuno mette in dubbio l’opportunità e la convenienza (anche finanziaria) di un’appropriata manutenzione, eppure gli interventi dedicati rimangono insufficienti e intempestivi rispetto al bisogno. Occorrerebbe una sorta di “re-branding” della manutenzione perché l’importanza vitale di quest’ultima venga riconosciuta e fattivamente affermata. Tale riconoscimento dipende anche dalla disponibilità e accessibilità di dati e informazioni sistematiche sulle infrastrutture esistenti (e.g. posizione, età, stato, rischi, performance).
  • Migliorare la coordinazione tra pianificazione centrale delle strategie e gestione locale dei progetti. Nel corso di un workshop tenutosi all’inizio di quest’anno, il sindaco di Freetown ha affermato: “Le città sono molto spesso il livello a cui si manifestano i problemi, ma non hanno necessariamente il mandato per affrontare le cause ultime degli stessi” (e.g. il sovraccarico causato della rapida urbanizzazione su molti sistemi infrastrutturali urbani è solo il sintomo del fenomeno della migrazione dalle campagne). Definire il livello ottimale con il quale i servizi di infrastruttura sono governati e forniti, dipende da molti fattori, ma occorre conciliare meglio una pianificazione strategica (necessariamente centralizzata) con il potenziale degli enti locali di intercettare i bisogni dei propri cittadini e rispondervi, cogliendo opportunità e vincoli specifici del territorio

 

La strada è ancora lunga per portare la manutenzione delle infrastrutture a livelli adeguati (sia nei paesi sviluppati che in quelli emergenti), ma il lavoro di cui sopra rappresenta un avvio importante che offre solide ragioni ed esempi stimolanti per assicurare alla manutenzione delle infrastrutture l'attenzione che merita.

Contenuti correlati