Introduzione sezioneImmobili delle PA: online il nuovo rapporto annuale e i dati aggiornati in formato aperto

Immobili delle PA: online il nuovo rapporto annuale e i dati aggiornati in formato aperto

Il Dipartimento del Tesoro ha pubblicato il Rapporto sui beni immobili delle amministrazioni pubbliche, elaborato sulla base delle comunicazioni ricevute per l’anno 2018 nell’ambito progetto “Patrimonio della PA”, avviato ai sensi dell’art. 2, comma 222, della legge 191/2009. Sono resi inoltre disponibili, in formato aperto, i dati dichiarati dalle amministrazioni.

 

A chiusura della rilevazione per l’anno 2018, hanno effettuato la comunicazione dei dati 9.074 Amministrazioni, in aumento rispetto alle 8.674 Amministrazioni rispondenti per il censimento precedente. Il tasso di adempimento si è attestato all’83 per cento, con un miglioramento di 2 punti percentuali rispetto alla rilevazione dei dati 2017.

 

L’incremento è stato determinato dai comuni, per i quali il tasso di risposta si è attestato all’85%, e dalle amministrazioni rientranti nella tipologia residuale Altre Amministrazioni locali. Percentuali di adempimento pari o vicine al 100% si sono registrate sia per le principali amministrazioni centrali (ministeri, agenzie fiscali, organi di rilievo costituzionale, enti pubblici di previdenza) sia per quelle locali (regioni, province e città metropolitane, comuni con più di 50 mila abitanti, camere di commercio, università, enti locali del servizio sanitario).

 

Il patrimonio immobiliare censito si è attestato a circa 2,6 milioni di unità immobiliari (1 milione e 150 mila fabbricati e 1 milione e 440 mila terreni), prevalentemente di proprietà delle amministrazioni locali. Dalle analisi emerge inoltre che la gran parte del patrimonio immobiliare censito è utilizzato dalle stesse amministrazioni o dato in uso a privati. In particolare, le unità immobiliari dichiarate come utilizzate costituiscono, nel caso dei fabbricati, circa il 93% delle unità complessivamente comunicate e, in quello dei terreni, il 73%.

 

Al fine di perseguire il continuo miglioramento della qualità della banca dati degli immobili pubblici, a partire dalla rilevazione dei dati 2017 è stato implementato un servizio di interrogazione degli archivi del catasto, realizzato in collaborazione con l’Agenzia delle Entrate. Grazie alle innovazioni introdotte, nell’applicativo Immobili sono state messe a disposizione delle amministrazioni funzionalità per il riscontro degli identificativi catastali inseriti a sistema (limitatamente al catasto ordinario) e per la verifica degli esiti.

 

Le analisi condotte mostrano che il 90% circa degli indentificativi di catasto ordinario inseriti a sistema dalle amministrazioni per il censimento dei fabbricati (circa 878 mila) corrispondono a unità immobiliari attive in catasto. Il confronto con la rilevazione precedente evidenzia un miglioramento nella validità degli identificativi inseriti a sistema di 10 punti percentuali. Per l’85% (827 mila) è stato possibile effettuare il confronto su dati di consistenza. I risultati non evidenziano, a livello complessivo, differenze significative tra le superfici dichiarate e quelle risultanti in catasto, nonostante la presenza di scarti rilevanti per alcune tipologie immobiliari.

 

Il rapporto contiene inoltre l’aggiornamento della stima del valore dei fabbricati censiti per l’anno 2018, secondo la metodologia messa a punto dal Dipartimento del Tesoro in collaborazione con l’area modelli di previsione e analisi statistiche di Sogei.

 

In particolare, i risultati presentanti nel Rapporto sono stati ottenuti applicando una metodologia “rivista” con riferimento alla procedura per la stima delle superfici mancanti o anomale che, grazie al servizio di interoperabilità con gli archivi del catasto, è stata basata sui dati di consistenza catastale delle unità immobiliari (anziché sui dati di superficie dichiarati dalle Amministrazioni).

 

La metodologia “rivista” è stata elaborata, in via sperimentale, sui dati 2017 e, nell’ambito della collaborazione avviata sul tema, condivisa con ISTAT, che ha utilizzato i risultati della stima del valore del patrimonio immobiliare pubblico censito per l’anno 2017 per la redazione del rapporto LA RICCHEZZA NON FINANZIARIA IN ITALIA, ANNI 2005-2019.

 

Si ricorda che il modello è basato su un approccio di tipo statistico-matematico per stime su larga scala (mass appraisal) e su metodologie estimative, in una logica patrimoniale, coerenti con i principi contabili nazionali e internazionali. La metodologia consente di ottenere la stima del valore patrimoniale complessivo del portafoglio immobiliare pubblico censito (per il momento limitatamente ai fabbricati), e di suoi sottoinsiemi, applicando specifici algoritmi di calcolo alle informazioni contenute nella banca dati del Dipartimento del Tesoro.

 

Il modello, secondo la metodologia “rivista”, applicato a circa 1,1 milioni di fabbricati, ha restituito un valore patrimoniale complessivo di circa 297 miliardi di euro. Le analisi mostrano che il 74 per cento del valore stimato è riconducibile a immobili di proprietà di amministrazioni locali - la maggior parte ascrivibile ai comuni - e il restante 26 per cento è suddiviso tra amministrazioni centrali (17 per cento), amministrazioni locali NON S13 (6 per cento) ed enti pubblici di previdenza e assistenza sociale (3 per cento). Il 78 per cento del valore totale stimato - circa 231 miliardi di euro - è riconducibile a fabbricati utilizzati direttamente dalle amministrazioni. Il restante 22 per cento è dato in uso, a titolo gratuito o oneroso, a privati (50 miliardi), oppure risulta non utilizzato (13 miliardi) o in ristrutturazione (2,3 miliardi).

Contenuti correlati